I doni della vita

“Tu non hai la fortuna che ho avuto io…”
“Che fortuna, nonna?”
Silenzio.
“Nonna, che fortuna hai avuto?”
Silenzio, è assorta nel ricordo.
“Nonna, è il nonno che ti ha resa fortunata?”
“Moltissimo…”. Un sorriso vittorioso le irradia il volto.
“E che cos’è che ti ha resa fortunata?”. Sono attenta e distesa come chi ascolta dopo un po’ di tempo la sua favola preferita, l’orecchio pronto a catturare dettagli inediti. Il nonno è un’icona, un eroe, un archetipo.
“Sono stata molto fortunata ad avere il nonno… Perchè ci siamo sempre voluti bene, eravamo contenti”, mi guarda, “lui era contentissimo specie quando venivate a trovarci voi… e adesso non c’è più. Lo sogno sempre di notte e a volte gli chiedo – ma perchè non torni qui?…. perchè … perchè … ma io so già la risposta, che stupida.”
“Una fortuna così grande, nonna, è grande anche se non dura tutta la vita”.
“Eh… quando lo dico a tua zia lei mi risponde: ma cosa vuoi che ti volesse bene mamma, dai! … E io le rispondo: era uno uomo, è naturale che avesse altre donne, ma ci siamo sempre voluti tanto bene!”
“Sai” continua, “era circondato da donne che gli chiedevano aiuto, consigli, chiamavano sempre, gli tiravano la giacca, erano sempre appiccicate a lui, come una nuvola di zanzare, perchè era tanto buono! Era un uomo, cosa vuoi, è quindi andava con loro.”
Respiro ancora?
“Ma un giorno si è stufato e ha detto: ho una moglie io, cosa credete! E ha smesso”.

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