| e tutto l’amaro e il dolce della vita avevano dato i loro frutti. Lei e Pierre avrebbero concluso la loro vita insieme. “I doni della vita” è un romanzo in presa diretta, scritto tra il 1939 e il ’41 (e pubblicato postumo del 1947), sull’epopea di una famiglia francese a cavallo tra le due guerre: l’eroina Agnès – Irène, figlia di madre nobile ma vedova, e quindi praticamente ‘sradicata’, combatte insieme al marito Pièrre la battaglia della propria vita su due fronti. Quello privato-affettivo la vede, ripudiata dalla famiglia del marito, impugnare le armi bianche dell’amore e della dignità e stravincere, insieme a Pièrre, la sfida per la costruzione di un’unione felice, solida e sfrontata, rispetto ai matrimoni di convenienza che si usava combinare ai tempi. Su quello collettivo – suo malgrado – è investita dalla prima guerra come moglie e dalla seconda come madre: proprio la guerra – da macabra minaccia per l’umanità – assume in modo strisciante un ruolo controverso di alleato vendicativo e riparatore rispetto all’ingiustizia sociale si infligge sul destino individuale di Agnès. Perchè la guerra, come la morte, “beve dal bicchiere del ricco e dorme sul giaciglio del povero” e le offre la chance del ritorno trionfale al proprio paese sul trono di regina fino all’ultima pagina difeso e riscaldato – in maniera fin troppo didascalica – dal marito/re-esiliato. |
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